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Africa

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26.9.08. Africa - La frontiera del giornalismo è online PDF Stampa E-mail
Nello Zambia presto arriveranno le carte di credito: a raccontarlo è The Watchdog  , il primo giornale nazionale aggiornato in tempo reale che sbarca sul web. È una sfida in uno Stato dove l’aspettativa di vita è di 38 anni e il 16 per cento della popolazione ha l’hiv. I quotidiani cartacei sono cari e difficilmente reperibili: alcuni reporter hanno deciso di scommettere sul web, fondare una redazione e autofinanziarla. Ma pubblicheranno anche un supplemento su carta dedicato esclusivamente alle inchieste. Per ora i giornalisti di The watchdog si affidano ai computer e alla connessione internet del Media Institute of Southern Africa. E contano sulle inserzioni pubblicitarie per finanziare la loro attività. Non sono gli unici a credere nello sviluppo della Rete: nello Zambia 300mila persone hanno accesso al web e le notizie online sono uno strumento d’informazione per gli emigrati. Brenda Zulu  è una blogger e abita a Lusaka, la capitale dello Stato africano: “Non ho la connessione a casa: preparo i testi sul mio computer, vado in un internet cafè e poi pubblico i post” racconta la blogger a Panorama.it. Ma il costo è elevato: “Pago più di cento dollari al mese per la connessione: per me è davvero tanto” dice Brenda Zulu “Ma bisogna avere passione e sai che le persone ti leggono. Nel blog mi occupo soprattutto di tecnologia nei paesi in via di sviluppo. E nel mio caso i lettori sono soprattutto studenti e persone delle ong”.
Da tempo alcuni siti riuniscono le voci di blogger e giornalisti africani. Se Afrigator  raccoglie interventi da 34 nazioni del continente, Expat  riunisce testimonianze e punti di vista degli stranieri che abitano in Africa. Agli appassionati di tecnologia, invece, è dedicato Appafrica. Ma la partecipazione non riguarda soltanto la blogosfera. Di recente Salim Amin, kenyota, ha fondato una sorta di Current tv rivolta agli africani: il portale A24  è un punto di raccolta per i video girati dall’Egitto al Sudafrica. Come racconta nel suo blog Ethan Zuckermann  , ricercatore del Berkman center, A24 conta sul contributo delle organizzazioni non governative e di giornalisti indipendenti: il 60 per cento del guadagno spetterà agli autori dei video, il 40 per cento resterà ai gestori della piattaforma. – luca delloiacovo (Panorama,  26/09/2008)
 

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