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Il conflitto su Wikipedia

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Repubblica Democratica del Congo

 

Superficie: 2.345.000 kmq (circa 8 volte l’Italia)

Popolazione: 60.000.000 (poco più dell’Italia)

Popolazione infantile: circa 31.000.000 (piĂą del 50%)

MortalitĂ  infantile (entro i 5 anni): 213 ogni 1.000 nati vivi (in Italia: 4)

Malnutrizione infantile: il 31% dei bambini sotto i 5 anni

Tasso di fertilitĂ : 6,5 figli per donna

Speranza di vita alla nascita: 44 anni (in Italia: 79)

Analfabetismo degli adulti: 35%

Bambini iscritti alla scuola primaria: 33%

Bambini iscritti alla scuola secondaria: 12%

Medici per 100.000 abitanti: 7 (in Italia: 494)

Popolazione colpita da infezione HIV: 4,2% (1,1 milioni di infetti)

Accesso all’acqua potabile: 46% della popolazione (29% nelle aree rurali)

Accesso a servizi igienici: 30% della popolazione (25% nelle aree rurali)

Prodotto lordo pro capite (annuo): 120 dollari

Popolazione sfollata (costretta a vivere in territori diversi dal proprio): 3.000.000

Religioni: cattolici 50%, protestanti 20%, musulmani 10%, religioni locali 20%

Lingue: francese (lingua ufficiale); lingala (la piĂą diffusa); kiswahili (nel Katanga e nel Kivu); kikongo; kiluba.


(Fonti: Enciclopedia Geografica Garzanti 2006; Rapporto Unicef per il 2006)

 

 

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO.

UN PO’ DI STORIA




1908: nasce il “Congo Belga”

La Conferenza internazionale di Berlino del 1884-85 istituisce

lo “Stato libero del Congo” e ne affida la sovranità personale

al re del Belgio, Leopoldo II. Le popolazioni congolesi vengono sottoposte a forme estreme di sfruttamento nelle zone minerarie. Nel 1908 il Congo diventa colonia belga. Lo sfruttamento continua impietoso. Negli anni ’50, il Congo, grazie ad un minimo di benefici

che anche la popolazione locale ha ricavato dalle sue risorse minerarie,

è uno dei paesi africani più avanzati. Nascono i primi partiti politici, tra cui il movimento nazionalista per l’indipendenza guidato da Patrice Lumumba.


1960-1965: dall’indipendenza alla dittatura di Mobutu

Viene proclamata la repubblica indipendente. Lumumba è primo ministro.

Ma subito dopo vi è il tentativo di secessione della provincia del Katanga

(zona mineraria molto ricca), favorito dagli europei che proteggono

gli interessi delle compagnie minerarie. Lubumba è assassinato.

Il capo dell’esercito congolese, Mobutu, prende il potere (1965) e instaura il partito unico.


Trent’anni di “regno” di Mobutu: 1965-1995

Mobutu instaura il “partito unico” e saccheggia il paese. Negli anni ’80 il paese precipita in una forte crisi economica, nonostante sia il primo esportatore mondiale di cobalto,

il quarto produttore di diamanti e tra i primi dieci produttori di rame,

uranio, manganese e stagno.


Inizia il caos nella parte orientale del Congo (o Zaire)

Provocati dagli interessi stranieri e da forze interne al Rwanda, nel 1992-93 scoppiano i primi conflitti etnici nel Nord Kivu. La popolazione locale, di cui fanno parte numerosi tutsi immigrati dal Rwanda, entra in una spirale di violenza e di paura. Nel 1994, in seguito alla terribile guerra civile ruandese tra hutu e tutsi, nella quale muoiono in soli tre mesi 800.000 persone

(soprattutto tutsi; ma anche hutu moderati), si ha l’esodo di oltre un milione di profughi hutu nelle regioni orientali dello Zaire. Tra loro ci sono anche gli estremisti hutu, autori di tante stragi, che cercano di sfuggire alla vendetta del nuovo regime ruandese (composto quasi esclusivamente di politici tutsi).


La prima guerra panafricana del Congo: 1996-1997

Un’alleanza di forze antigovernative, guidata da Laurent Desiree Kabila, si organizza nella parte orientale del paese e, con il sostegno militare del Rwanda e dell’Uganda,

conquista la capitale, Kinshasa (1997). Mobutu fugge. Kabila si autoproclama presidente della Repubblica e ricambia di nuovo il nome del paese: Repubblica Democratica del Congo.


La seconda guerra panafricana del Congo: 1998-2002

Kabila entra in conflitto con i due paesi alleati, Uganda e Rwanda che, in cambio dell’aiuto dato, avrebbero voluto avere mano libera nella zona orientale del Paese per sfruttare a loro piacimento le ingenti risorse minerarie della zona e i grandi pascoli. I due Stati confinanti danno l’appoggio a movimenti filoruandese e filougandesi sorti nell’Est del Congo ed entrano con i loro eserciti oltre il confine. Kabila cerca e ottiene l’aiuto di tre paesi africani, l’Angola, la Namibia e lo Zimbabwe.

Per anni si trascina una situazione di guerra, di profughi, di dissoluzione di ogni ordinamento sociale e civile, soprattutto nell’Est.

Nel 2001 Laurent Kabila è vittima di un attentato mortale. Gli succede il figlio Joseph. Nel 2002 si arriva ad accordi di pace tra Kabila figlio e Uganda e Rwanda, che ritirano le loro truppe.

Nei cinque anni di guerra, muoiono nel Congo, per gli scontri e per la povertĂ  e le malattie che ne sono derivati, da 3 a 4 milioni di persone, quasi tutti civili.

L’ONU manda 10.000 uomini a controllare che gli accordi di pace siano rispettati e denuncia che il conflitto serve a “coprire” il saccheggio di oro, diamanti, legname e coltan (il prezioso minerale che serve alla fabbricazioni dei telefoni cellulari) portato avanti nel Congo da Rwanda, Uganda

e numerose compagnie multinazionali, con la complicitĂ  di leaders congolesi.


Nell’est del paese le violenze e gli abusi proseguono

Nel 2003 si forma un governo di unitĂ  nazionale. Kabila cerca di tenere unite le diverse fazioni, politiche e militari, del Paese e promuove il varo di una nuova costituzione.

Nel 2006 si arriva alle elezioni del Parlamento e del Presidente (viene eletto di nuovo Joseph Kabila). Ma nel Kivu e in tutta la parte orientale del paese ancora non c’è un vero accordo tra l’esercito nazionale e le diverse fazioni militari legate al Rwanda e all’Uganda. Le grandi questioni relative allo sfruttamento delle ricchezze minerarie di quella regione congolese e all’ambizione di espansione del vicino Randa, ancora non hanno trovato una via di soluzione realmente pacifica. Nei due anni successivi nella zona le violenze si susseguono, intervallate da rari momenti di tregua.

Nel gennaio 2008 si firma nel Kivu un nuovo accordo di pace. Diminuiscono gli scontri più sanguinosi, ma la violenza quotidiana prosegue. L’insicurezza resta.


 

 

 

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