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1.12.09 Reazione dei Saveriani alle accuse di un rapporto ONU PDF Stampa E-mail

In riferimento ad articoli apparsi sulla stampa nazionale che rilanciano accuse rivolte a due confratelli riportate in un rapporto di esperti dell’ONU sull’applicazione della risoluzione 1533 del 2004 fatta dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, i Missionari saveriani non hanno ritenuto di dover rispondere subito alle accuse nei confronti di alcuni di loro, in attesa che tali accuse fossero dallo stesso ONU confermate o smentite. Visto però che le presa di posizione dell'ONU tarda e che le accuse sono riprese da altri giornali, puntualizziamo quanto segue.

NB. Seguono due comunicati, uno che si riferisce ai valori che hanno sempre contraddistinto l’opera dei Saveriani in Congo, e uno che entra nei dettagli delle accuse.


COMUNICATO STAMPA DEI MISSIONARI SAVERIANI
RESIDENTI NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO


Noi, Missionari Saveriani, siamo una congregazione religiosa, il cui compito specifico, oltre a quello affidato a tutti i cristiani di annunciare il Vangelo, è di portare questo Vangelo dove esso non è ancora giunto. In questa prospettiva noi siamo presenti nella RDC dall’anno 1958, e ci siamo impegnati continuamente nel campo dell’evangelizzazione e della carità.  Di fatto operiamo  a livello sociale, scolastico, medico e in tutto ciò che concerne lo sviluppo integrale. Abbiamo dato inizio all’università, chiamata Istituto Superiore Pedagogico (ISP). Questo impegno ci coinvolge con la sofferenza della popolazione e ci obbliga ad essere compagni di strada sul sentiero della pace e della giustizia, sempre nella prospettiva del Vangelo e secondo gli orientamenti della Chiesa Cattolica

Per questo abbiamo condiviso momenti angosciosi a fianco della popolazione congolese, a partire dagli anni sessanta, durante le molteplici guerre di cui il paese è stato vittima. A questo proposito ricordiamo che alcuni dei nostri confratelli sono stati anche imprigionati, percossi e perfino messi a morte, come conseguenza della loro scelta di operare in comunione con la gente. D'altronde la scelta di condividere fino in fondo la sorte degli oppressi ci espone al rischio d’essere oggetto di ogni tipo di accusa, come ci ammonisce il Vangelo.

Ma in ogni momento della nostra attività, anche nelle ore più difficili, abbiamo sempre cercato di mantenere il nostro cuore aperto ad ogni sofferenza umana, e di lavorare in comune accordo con i vescovi delle differenti diocesi cui apparteniamo, evitando di lasciarci imprigionare da ogni particolarismo partigiano. In particolare non abbiamo mai aderito a scelte di tipo partitico e neppure favorito un gruppo particolare opposto a un altro, tanto meno a gruppi che praticano la violenza. In realtà, secondo la logica evangelica, ogni persona è sacra, per cui sarebbe impensabile poter cooperare alla sua distruzione.

Al contrario, sull’esempio del Signore Gesù, nel cui nome ci troviamo ora in Congo, abbiamo cercato di rivolgerci a coloro che sono i più sofferenti. In questa ottica,  alcuni fra noi, residenti nelle zone conflittuali, soprattutto dal 1994 fino ad oggi, fraternizzano spontaneamente con i rifugiati, gli sfollati e ogni gruppo in difficoltà, tentando nei limiti delle loro disponibilità di alleviarne la miseria. E così dal 1994 alcuni confratelli portano soccorso ai rifugiati a Goma, a Bukavu, a Kidoti e altrove, senza per questo divenire partigiani di un gruppo o dell’altro.
In tal modo, ben consapevole dei nostri limiti, noi tentiamo di rispondere in termini evangelici alle differenti situazioni umane che ci interpellano.

Bukavu, 26 Novembre 2009




DICHIARAZIONE DEI MISSIONARI SAVERIANI
DELLA R. D. CONGO
IN SEGUITO AL RAPPORTO DEGLI ESPERTI DELL’ONU.


Noi, Missionari Saveriani, presenti ed operanti in R.D.Congo ci sentiamo sconcertati alla lettura del rapporto redatto dagli esperti dell’Onu, quale è stato presentato in questi ultimi giorni dai mass media, là dove chiama in causa due nostri confratelli.

Questo documento di natura strettamente confidenziale e non destinato all’uso pubblico, - “strictly confidential, not for dissemination”, come recita fin dalla sua prima pagina- inspiegabilmente è  stato già messo nelle mani di tutti i mass media internazionali. E questo secondo un procedimento ormai consolidato che toglie alle legittime istanze la competenza della verifica di eventuali accuse per trasferirla alla pubblica piazza mediatica dove ogni accusato è già per se stesso colpevole. È per rifiuto di questo metodo che i Missionari Saveriani hanno evitato di rispondere subito alle accuse di questa che considerano una bozza non ufficiale. D’altra parte, chi ben ci conosce, e in particolare le popolazioni presso cui operiamo, ha già saputo giudicare della veridicità delle accuse stesse.

Allo stesso tempo denunciamo la sommarietà, l’imprecisione e quindi la falsità tendenziosa di questo rapporto e dell’interpretazione delle cosiddette prove apportate e ci meraviglia che dei giornali che si dicono seri diano loro credito senza verificarle.

In particolare questo documento, al n.120,accusa il nostro confratello p. Pier Giorgio Lanaro “di essere a capo di un gruppo, facente parte della Chiesa cattolica italiana, legato a delle unità FDLR basate in RD Congo”.

A tale accusa noi dichiariamo che i cosiddetti cattolici d’Italia sono semplicemente degli amici personali di p.Lanaro, che da vari anni ricevono da lui delle lettere circolari nelle quali egli racconta della sua vita missionaria. Si tratta di persone di buona volontà, fra l’altro non esclusivamente cristiani praticanti, che si lasciano interpellare da situazioni di sofferenza e di miseria, fra cui quella in cui vivono attualmente i rifugiati ruandesi, e che reagiscono in conseguenza.

Per quanto concerne gli scambi epistolari di p. Lanaro con Ignazio Murwanashaka, diciamo che sono nati per un bisogno di ricerca della verità e della giustizia, a proposito di notizie allarmanti apprese dai media. Come prete operante fra la popolazione congolese, p. Lanaro voleva conoscere la verità sui massacri ed altri delitti, fra cui alcunidi natura economica, in particolare i saccheggi delle risorse minerarie della RD Congo, attribuiti ai FDLR e descritti dalla stampa internazionale.
E qui denunciamo l’inganno utilizzato contro p. Lanaro da un sedicente prete italo-americano, prezzolato da un’organizzazione non meglio definita, un sedicente “Francesco-Vittorio” (che d’altronde si firma “Francisco”) per ottenere indirizzi, contatti, nomi, emails, numeri di cellulare. Senza dubbio il gruppo di esperti utilizzando tali contatti ripone piena fiducia in quest’uomo che, con ogni verosimiglianza, appare implicato nel movimento di ribellione armata più di ogni altro (cfr. annessi).

Infatti, questo sedicente prete ha maliziosamente introdotto il tema di aiuti finanziari destinati ai FDLR, e che dovevano pervenire nelle mani del sig. Ignazio Murwanashaka, mentre p. Lanaro chiedeva soltanto aiuti umanitari per i rifugiati ruandesi, di cui egli conosce a fondo la miseria estrema, soprattutto nell’attuale congiuntura. Appare chiaro che questo signore, che si presentava come prete, perseguiva il suo intento machiavellico di trascinare p. Lanaro in un ingranaggio di cui egli controllava perfettamente il funzionamento. Infatti, una volta informato su tali contatti -che d’altronde gli erano stati forniti fin dai primi momenti - è scomparso definitivamente, trincerandosi dietro motivazioni assolutamente derisorie.

Fra l’altro p. Lanaro gli aveva comunicato anche il nome di p. Franco Bordignon, economo della nostra congregazione, come quello di un referente che avrebbe potuto ricevere il denaro destinato ai rifugiati, e che doveva essere inviato attraverso la Western Union, un’istituzione internazionale di trasferimento di denaro, e non attraverso la West Bank (oltretutto inesistente a Bukavu).  Notiamo che il conto di cui fa allusione il numero 123 del rapporto degli esperti dell’ONU è esso pure inesistente.
Insomma, mettendo insieme le cose, ci riteniamo autorizzati a concludere che gli esperti dell’ONU si sono fidati di e-mails ottenuti in malo modo, senza verificarne l’esattezza del contenuto.

Ci sentiamo quindi altamente meravigliati di constatare che il nostro economo, p. Franco Bordignon, è accusato, non in base di una qualsiasi trasgressione compiuta, ma solo a causa dell’incarico che egli svolge in nome e al servizio di tutta la congregazione saveriana. Oltrettuto è evidente che egli non può essere al corrente di tutte le iniziative personali di tutti i confratelli.

Allo stesso n. 123 del rapporto degli esperti dell’ONU, l’accusa rivolta contro p. Lanaro dell’appropriazione arbitraria indebita di fondi raccolti in Europa dalla sua congregazione per i profughi ruandesi, e che egli invece avrebbe utilizzato per sostenere l’organizzazione militare dei ribelli, è assolutamente infondata. Appare evidente una manipolazione quando si identificano i beneficiari di questo aiuto. Là dove p. Lanaro parla dei “miei amici che si sono rifugiati sulle montagne” gli esperti dell’ONU parlano di gruppi FDLR armati che si sarebbero trincerati sulle montagne. Ora, come prete che ha vissuto a lungo in mezzo ai rifugiati, p. Lanaro parla di famiglie (donne, bambini, anziani) che egli conosce e con le quali ha stretto legami di amicizia.
E’ per aiutare queste categorie a rischio di persone rifugiate e, di cui l’ONU con tutti i suoi organismi a ciò preposti non si preoccupa, che P. Lanaro ha dato la somma di 2000 dollari per comperare dei teli per coprire le capanne improvvisate e per medicinali.

Noi esigiamo che l’intervento di persone competenti e preoccupate della verità possa chiarire definitivamente la natura di tutte le accuse rivolte contro i nostri confratelli, in vista di ristabilirne l’onorabilità che questo rapporto pretende compromettere.
Ciò anche perché tali accuse fantasiose possono mettere a rischio l’incolumità stessa dei confratelli accusati e non solo, oltre che condizionare la loro opera in favore dei più deboli.

Non basta accusare chi da anni, senza nessun fine politico o interesse personale e a volte a rischio della sua stessa vita, cerca di sollevare con i poveri mezzi a disposizione l’enorme sofferenza di intere popolazioni del Congo, per coprire il fallimento della costosa missione dell’ONU con i suoi intrallazzi e alleanze.

Bukavu, 1 Dicembre 2009

 

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