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I missionari saveriani si dicono “sconcertati” dalla lettura del rapporto sulla Repubblica democratica del Congo redatto da un gruppo di esperti Onu circolato
nei giorni scorsi e che contiene accuse - definite dai missionari “infondate” - di sostegno a ribelli armati mosse nei confronti di due confratelli che da anni operano nell’est della Repubblica democratica del Congo. Il rapporto, destinato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e di natura riservata, è stato ampiamente rilanciato dai media internazionali e italiani, con questi ultimi che hanno dato ampio risalto ai quattro capoversi (in un documento che conta un centinaio di pagine) in cui vengono chiamati in causa due missionari saveriani italiani. “Questo documento di natura strettamente confidenziale e non destinato all’uso pubblico, - “strictly confidential, not for dissemination”, come recita fin dalla sua prima pagina- inspiegabilmente è stato già messo nelle mani di tutti i mass media internazionali. E questo secondo un procedimento ormai consolidato che toglie alle legittime istanze la competenza della verifica di eventuali accuse per trasferirla alla pubblica piazza mediatica dove ogni accusato è già per se stesso colpevole” si legge nella dichiarazione diffusa oggi dalla Casa Generalizia dei Saveriani, che, per la prima volta, commenta ufficialmente la vicenda. Nella nota i missionari motivano il ritardo del commento alle accuse rivolte ai propri confratelli sia con il”rifiuto” del sistema della piazza mediatica, sia perché “in attesa che tali accuse fossero confermate o smentite dalle stesse Nazioni Unite”. Nella dichiarazione diffusa oggi i saveriani denunciano quindi “la sommarietà, l’imprecisione e quindi la falsità tendenziosa di questo rapporto e dell’interpretazione delle cosiddette prove apportate e ci meraviglia che dei giornali che si dicono seri diano loro credito senza verificarle”. Dopo aver passato in rassegna nel dettaglio le accuse mosse nel rapporto Onu e aver fornito una lettura alternativa di alcuni documenti (soprattutto la corrispondenza elettronica di uno dei confratelli) pubblicati a margine del rapporto come prova, i saveriani scrivono: “Insomma, mettendo insieme le cose, ci riteniamo autorizzati a concludere che gli esperti dell’ONU si sono fidati di e-mails ottenute in malo modo, senza verificarne l’esattezza del contenuto”. Dopo aver definito “infondata” l’accusa rivolta al loro confratello, che secondo il rapporto avrebbe usato fondi destinati ai profughi per sostenere un gruppo di ribelli armati, i saveriani aggiungono: ”Appare evidente una manipolazione quando si identificano i beneficiari di questo aiuto. Là dove p. Lanaro parla dei ‘miei amici che si sono rifugiati sulle montagne’ gli esperti dell’ONU parlano di gruppi FDLR (Forze democratiche di liberazione del Rwanda, ndr) armati che si sarebbero trincerati sulle montagne. Ora, come prete che ha vissuto a lungo in mezzo ai rifugiati, p. Lanaro parla di famiglie (donne, bambini, anziani) che egli conosce e con le quali ha stretto legami di amicizia. E’ per aiutare queste categorie a rischio di persone rifugiate e, di cui l’ONU con tutti i suoi organismi a ciò preposti non si preoccupa, che P. Lanaro ha dato la somma di 2.000 (duemila) dollari per comperare dei teli per coprire le capanne improvvisate e per medicinali”. In conclusione la Casa Generalizia dei missionari Saveriani esige quindi che “l’intervento di persone competenti e preoccupate della verità possa chiarire definitivamente la natura di tutte le accuse rivolte contro i nostri confratelli, in vista di ristabilirne l’onorabilità che questo rapporto pretende compromettere. Ciò anche perché tali accuse fantasiose possono mettere a rischio l’incolumità stessa dei confratelli accusati e non solo, oltre che condizionare la loro opera in favore dei più deboli”. In un messaggio che accompagna la dichiarazione, e nel quale viene ripercorsa la storia dei missionari saveriani in Congo, si legge: “D'altronde la scelta di condividere fino in fondo la sorte degli oppressi ci espone al rischio d’essere oggetto di ogni tipo di accusa, come ci ammonisce il Vangelo. Ma in ogni momento della nostra attività, anche nelle ore più difficili, abbiamo sempre cercato di mantenere il nostro cuore aperto ad ogni sofferenza umana (…) evitando di lasciarci imprigionare da ogni particolarismo partigiano. In particolare non abbiamo mai aderito a scelte di tipo partitico e neppure favorito un gruppo particolare opposto a un altro, tanto meno a gruppi che praticano la violenza. In realtà, secondo la logica evangelica, ogni persona è sacra, per cui sarebbe impensabile poter cooperare alla sua distruzione”. (I testi integrali della Dichiarazione e del Comunicato Stampa diffusi oggi dai Saveriani sono consultabili nella sezione Chiesa e Missione del notiziario della MISNA)
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