| Le condizioni di Mweso oggi. Lettera di Mujogo (agosto 2008) |
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Mweso è una zona martirizzata da tutte le guerre che hanno scosso fino ad oggi il Nord-Kivu. La popolazione è diventata molto povera, fortemente vulnerabile, caduta in una precarietà sociale insopportabile. All’inizio di quest’anno c’è stata la Conferenza di Pace, dopo la sconfitta della offensiva governativa contro le truppe del generale ribelle Laurent Nkunda. Le bombe scagliate sulle colline avevano ancora di nuovo portato via centinaia di contadini, distrutto case e raccolti. Ancora oggi sono visibili le tracce della distruzione: alberi sradicati dalle esplosioni delle bombe, brandelli di vestiti dappertutto, abitazioni intere trasformate in cenere, casolari vuoti dei loro abitanti, e tanti altri segni di una guerra che ci è piovuta addosso. Dopo la Conferenza di pace.
La Conferenza, lo scorso 23 gennaio, aveva raggiunto il cessate il fuoco tra le parti in conflitto e l’avvio del processo di integrazione delle milizie ribelli nell’esercito nazionale o nella vita civile. La questione è, ora, sapere se c’è effettivamente la volontà di farlo.
Alcuni fatti accaduti nei nostri territori di Masisi e Rutshuru ci rendono molto incerti circa i risultati della Conferenza. A circa 30 chilometri da Mweso, le truppe del CNDP (Congresso nazionale per la difesa del Popolo) del generale ribelle Laurent Nkunda si scontrano ripetutamente con le truppe del colonnello Mugabo, capo militare del PARECO, una fazione dei guerriglieri tradizionali Mai-Mai.. A Mweso, la Caritas diocesana è riuscita a smobilitare solo otto ragazzi-soldato.I capi militari affermano che hanno ancora bisogna dei giovani, perché la guerra non è finita. Nel mese di febbraio noi abbiamo partecipato a degli incontri con le Autorità politico-militari del CNDP di Mweso (sono loro che hanno il controllo totale della zona) al fine di ottenere l’autorizzazione a riaprire le scuole. Siamo riusciti ad ottenere il consenso solo dopo lunghe ore di discussioni. Abbiamo capito che loro ritengono che inviare i ragazzi a scuola significa indebolire le loro milizie e, quindi, di avere meno possibilità di arrivare alla conquista del potere… A confronto con gli obiettivi della guerra locale, dunque, le responsabilità educative non sono viste di buon occhio dai capi militari. Le relazioni sono difficili; ma noi cerchiamo ugualmente di praticarle.
Come i cittadini di Mweso vivono la tregua.
Mweso è totalmente sotto controllo del CNDP. Le posizioni tenute da questi militari ribelli arrivano fino al confine della piantagione del Jardin Théier di Nger. Non lontano, all’interno della piantagione, sono posizionati i militari del Governo. L’attraversamento di queste due zone è come il passaggio della frontiera tra due paesi. Si viene sottoposti ripetutamente a controlli da parte dei militari.
La città di Mweso ora è tranquilla. Gli scolari frequentano le scuole. La scuola primaria, che si chiama Bushanga, conta almeno 800 studenti; l’Istituto pedagogico Kizito 430 e l’I.T.A.(l’Istituto Tecnico Agrario) 230. Recentemente, CADEP (la nostra Ong) in collaborazione con l’UNICEF ha aperto un centro di recupero scolastico che conta 360 allievi. Un altro centro è a Kashuga, a dieci km da Mweso. Mweso ospita attualmente un campo di circa 7.000 rifugiati. Il soccorso a questi rifugiati. I viveri sono forniti dal PAM (il Programma delle Nazioni Unite per l’alimentazione). La scuola di Infermieri, quest’anno, non ha potuto funzionare. In compenso, l’ospedale di Mweso, per ora, non è stato saccheggiato. I medici sono ritornati. La Ong olandese MFS procura le medicine e ha installato un nuovo centro di nutrizione per i bambini malnutriti. Le attività parrocchiali si svolgono normalmente. La parrocchia dispone di due giovani preti (i padri Roger e Valère) che però non si arrischiano ad andare a visitare la gente fuori dal centro di Mweso perché il territorio è troppo insicuro.
La vita associativa: CADEP e le sue attività
Noi abbiamo la ferma convinzione che, malgrado le difficoltà, dobbiamo essere di stimolo alla pubblica opinione per cambiare il modo di vivere. La nostra libertà di movimento, tuttavia, è fortemente limitata, in quanto viviamo sotto il controllo di un regime militare fortemente repressivo. Come cittadini che amano il loro territorio, noi agiamo, seppure con la limitatezza dei nostri mezzi, per dimostrare che la vita è una battaglia continua e che non bisogna mai cedere alla disperazione.
Noi dobbiamo continuare a lavorare: questa è la manifestazione della nostra resistenza alla guerra. Noi dobbiamo sensibilizzare i giovani affinché i mercanti della guerra perdano il loro mercato.
Con il sostegno dei nostri amici, dunque, noi proseguiamo nelle nostre attività di sensibilizzazione dei cittadini.
Attualmente stiamo realizzando un piccolo progetto di formazione dei contadini per una gestione sostenibile degli agrosistemi nel territorio di Masisi. A seguito di un finanziamento della Regione Vallonia del Belgio, abbiamo prodotto per due stagioni: 55 tonnellate di cavoli, 23,7 tonnellate di melanzane, 3,2 tonnellate di porri, 700 kg fii pomodori. Così gli agricoltori sono riusciti a guadagnare dalla vendita dei legumi, e con il ricavato hanno potuto finanziare la scolarizzazione dei figli. Di questo risultato siamo molto fieri.
Con il concorso delle organizzazioni dei produttori di base, delle chiese locali e delle scuole, abbiamo piantato 17.500 alberi, mischiando eucalipti, grevilleas, cassia e filao. Stiamo ora sviluppando un programma di rimboschimento produttivo presso le comunità locali che vivono ai margini del Parco Nazionale di Virunga. Lo scopo è di evitare che la condizione di povertà estrema spinga la gente a sfruttare e distruggere il Parco, e dunque investire nel bosco come nuova fonte di guadagno tramite il taglio e la vendita di legname.
Con il sostegno dell’UNICEF, abbiamo avviato il funzionamento di due centri di recupero scolastico che hanno interessato 560 studenti. Il progetto consiste nel recupero dei giovani in ritardo scolastico e nel loro reinserimento nelle scuole ordinarie. E’ un’attività che mira anche a strappare i ragazzi dalla violenza, facendoli sfuggire al reclutamento dei gruppi armati. L’associazione CADEP ha costruito due nuove aule e ristrutturato il tetto di un’aula dell’Istituto Kizito. Per le altre classi necessarie abbiamo affittato dei locali. Con questa attività noi garantiamo un piccolo impiego a sette insegnanti del posto, di cui quattro sfollati di guerra. Gli armadi, le forniture scolastiche e il funzionamento sono assicurati dall’UNICEF. Abbiamo anche ricevuto un contributo di 500 Euro dal gruppo “Amici di Mweso” per questa iniziativa.
Poi abbiamo iniziato la realizzazione del progetto di adozioni scolastiche promosso da “Amici di Mweso”. Abbiamo identificato 383 ragazzi, in età della scuola primaria (270) e in età delle scuole superiori (113), che non hanno mai iniziato la scuola o che l’hanno abbandonata ad un certo punto, sempre per ragioni di povertà estrema delle famiglie; abbiamo fatto incontri con le famiglie e abbiamo inserito nelle scuole tutti questi ragazzi (vedi il Rapporto Intermedio sulla realizzazione di questa iniziativa).
Passo passo, noi seminiamo la speranza, contribuendo a creare delle positive ambizioni nel cuore dei più giovani. I giovani che noi stiamo sensibilizzando comprendono che i mercanti della guerra perderanno il loro mercato, quando noi ci metteremo tutti al lavoro e rinunceremo a prendere in mano un’arma.
Ancora grazie ad una iniziativa sostenuta da “Amici di Mweso”, abbiamo realizzato la progettazione tecnica dei ponti per i pedoni sul fiume Mweso. I ponti esistenti sono divenuti un luogo di insicurezza e di rischi mortali. Soprattutto per i ragazzi. Ma recentemente anche due persone adulte sono precipitate nel fiume (per fortuna sono state ripescate in tempo prima che annegassero; una di queste è ancora ricoverata in ospedale). Questi ultimi fatti dimostrano l’urgenza della messa in sicurezza dei ponti. CADEP inizierà, quindi, presto i lavori di consolidamento di almeno 5 ponti. Resta solo di avviare i lavori con l’impresa “KABUMBA Nicodemo”.
Ultimamente CADEP ha distribuito, in accordo con la FAO, 380 kg di sementi, di cui: 60 di mais, 50 di fagioli, 100 di soia, 120 di arachidi, 50 di riso. E inoltre 105 zappe. La popolazione aveva perduto tutto durante i conflitti che hanno terrorizzato il territorio alla fine dello scorso anno. Così, noi abbiamo distribuito le sementi in piccole quantità a 13 raggruppamenti di produttori membri di CADEP per la loro moltiplicazione nei campi di uso collettivo, in vista di una più ampia distribuzione l’anno seguente.
La regione di Mweso è di fronte anche ad un altro problema delicato: numerose mucche, appartenenti ad allevatori tutsi privi di foraggio, sono lasciate libere di vagare per i campi. Questi animali devastano al loro passaggio le coltivazioni degli agricoltori e, siccome i pastori dichiarano che le mucche appartengono a ufficiali militari delle milizie ribelli di Nkunda, che hanno il dominio sulla zona, i contadini si rassegnano. Ma soffrono interiormente; e c’è il rischio che presto esploda la loro collera. Si tratta di un conflitto vero e concreto, che non è stato mai affrontato dalla politica locale, ma che rischia di fare scoppiare un’altra guerra nel territorio di Masisi. Non si può, infatti, rivendicare la tolleranza quando un gruppo crede di essere sempre al disopra degli altri, in uno spazio vitale che è comune.
I membri di CADEP e la gente di Mweso hanno un bellissimo ricordo della visita della delegazione italiana a Mweso. E ci domandano costantemente di inviare i loro saluti. Stiamo aspettando che la situazione si normalizzi per organizzare sul posto una piccola esposizione delle foto-ricordo.
Io invio, dunque, un saluto caloroso a tutti gli amici che hanno conosciuto Mweso e che continuano a coltivare un sentimento di solidarietà per il nostro popolo. Noi siamo cittadini del mondo; e con la cultura della solidarietà cambieremo molte cose sul nostro piccolo pianeta.
Arrivederci a presto!
Mujogo Kaniyamuhanda Viateur Coordinatore esecutivo di CADEP |









