Home Lettera dal Kivu al Presidente del Parlamento Europeo (1° settembre 2008)

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Africa

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Lettera al Parlamento Europeo PDF Stampa E-mail


LETTERA APERTA AL PARLAMENTO  EUROPEO

SULLA SITUAZIONE DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

(nostra traduzione dal francese)_
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Al Presidente del Parlamento Europeo – Ai membri dell’Ufficio di presidenza del Parlamento Europeo – A tutti i Deputati Europei che seguono da vicino la situazione dei paesi dell’Africa



Signor Presidente, Signori membri dell’Ufficio di Presidenza, Signore e Signori Deputati del Parlamento Europeo,

Avendo noi condiviso gran parte della vita e dei problemi dei popoli africani e, in particolare, del popolo della Repubblica Democratica del Congo, ci siamo  rallegrati dell'attenzione che il Parlamento Europeo ha voluto dedicare all'Africa, nel corso della sua Assemblea del mese di settembre 2008.

Con uno spirito di collaborazione e di solidarietà, dopo avere ascoltato le voci della società civile congolese, ci permettiamo di attirare la vostra attenzione sulla situazione in cui si trova la Repubblica Democratica del Congo.


L'Unione Europea ha fatto molto

L'Unione Europea ha sostenuto il processo elettorale in questo grande paese dell'Africa, attraverso un grande appoggio sia economico che morale. E così il paese si é potuto dare progressivamente delle autorità legittimamente elette, sia a livello nazionale che provinciale.

Grazie a questi aiuti alle nuove istituzioni, l'Unione Europea ha scelto, al tempo stesso, di sostenere il percorso della popolazione congolese verso il pieno godimento dei suoi diritti: alla vita, alla sicurezza, alla salute, all'educazione.


Qualche risultato raggiunto e molti problemi rimasti irrisolti

Dopo due anni di vita delle Istituzioni democratiche, a seguito di libere elezioni, si possono constatare alcuni importanti risultati raggiunti, come una più ampia libertà di parola e alcuni passi intrapresi verso la ricostruzione del paese.

Tuttavia, la grande maggioranza della popolazione è ben lungi dall’avere accesso a condizioni di vita conformi ai diritti umani e di cittadinanza. Ancora oggi, il 70% dei 60 milioni di congolesi vive con meno di un dollaro al giorno, e 1.200 persone muoiono ogni giorno per la mancanza di accesso alle cure di base . I genitori continuano a versare una quota per integrare il salario degli insegnanti, che è assolutamente insufficiente; e le cure sanitarie della grande maggioranza della popolazione sono completamente sulle loro spalle.


L'insicurezza all'Est

Particolarmente all'Est del paese, l'insicurezza domina e blocca  la rinascita  economica che potrebbe dare un respiro alla popolazione e una speranza alla gioventù.

Nel Nord-Kivu, gli scontri tra le truppe del colonnello ribelle Laurent Nkunda e l'esercito nazionale (così come alcune altre milizie locali) hanno già fatto circa un milione di sfollati. Uomini, donne e bambini, che vivevano in pace nelle loro case e si mantenevano con il lavoro dei campi e con gli allevamenti, sono diventati "rifugiati" dentro il loro stesso territorio. L'autorità dello Stato è inesistente, e l'intangibilità delle frontiere è in pericolo. Questa situazione sembra essere accettata come inevitabile dalle Autorità sia locali che internazionali, con un sentimento di impotenza e talvolta anche con comportamenti di complicità e con mancanza di volontà politica.

Nel Sud-Kivu, la presenza di migliaia di rifugiati ruandesi nelle foreste esige una soluzione, che sia rispettosa dei diritti di tutti e di ciascuno. Squadre di banditi, spesso in combutta con il potere ruandese, hanno sferrato, in questo anno, attacchi mortali alla pacifica popolazione dei villaggi. Inoltre i militari dell’esercito nazionale, mal pagati, diventano un pericolo per la gente invece di essere una loro difesa.

La Conferenza di Goma di fine gennaio non ha arrecato un reale rimedio alla situazione. Malgrado il "Programma Amani", i signori della guerra continuano il loro lavoro e vanno persino aumentando di numero. La MONUC, la forza ONU presente nella R.D.Congo, con circa 18.000 persone (la più costosa missione ONU ), pur avendo svolto una certa funzione di pace, appare ben lontana dall’esercitare fino in fondo il suo ruolo.


Le cause

Perché un popolo si ritrova così martoriato in un paese enormemente ricco di risorse del suolo e del sottosuolo? Ci sono certamente delle cause interne, quali la corruzione, l'uso distorto dei fondi, il non pagamento di salari dignitosi e la carenza di rispetto dei diritti umani da parte delle forze statali, la debolezza del senso del bene comune, etc. L’eredità di lunghi anni di dittatura continua a farsi sentire.

In questa situazione di miseria e di sconforto della popolazione, tuttavia, la responsabilità internazionale ha il suo peso. Molti degli aiuti promessi dalla Comunità internazionale sono rimasti fino ad oggi delle semplici promesse. Un’alta autorità dello Stato congolese ha dichiarato recentemente che soltanto il 28% degli aiuti promessi è stato effettivamente erogato. I negoziati per l'iscrizione della R.D.Congo nella lista dei paesi beneficiari della iniziativa in favore dei paesi poveri più indebitati (PPTE) si sono prolungati per mesi. Nel frattempo, il governo deve versare ogni anno 800 milioni di dollari come rimborso del debito; il che rappresenta il 32% del bilancio statale.
La corruzione locale, inoltre, agisce spesso in combutta con quella internazionale.

Nel 2002, infatti, il panel di esperti ONU ha denunciato il saccheggio delle risorse naturali della R.D.Congo, menzionando in modo preciso i nomi dei suoi autori, nazionali e internazionali, suggerendo anche misure di intervento. Non è stata attivata nessuna sanzione. In seguito sono stati curati altri rapporti da parte dello stesso panel di esperti e anche da parte di altri organismi della società civile, nazionale e internazionale. La stampa congolese ogni giorno denuncia le molteplici forme di questo saccheggio.

Tutto resta, fino ad oggi, lettera morta. Attualmente, il 90% delle esportazioni congolese avviene nella illegalità. In questa disfatta sociale sono implicati certamente alcuni congolesi, come pure dei ruandesi, degli ugandesi e dei burundesi e, dietro di loro e con loro, delle multinazionali complici.

Nel frattempo, la popolazione congolese marcisce nella miseria e lo Stato si dichiara inpossibilitato a pagare adeguatamente i propri funzionari.


L'apporto che la Unione Europea puó ancora offrire

L'Unione Europea può fare ancora molto affinché il dramma del popolo congolese giunga alla fine.
Insieme alla società civile congolese, noi chiediamo alla Unione Europea di:

1. istituire un osservatorio permanente sul commercio delle materie prime, per scoraggiare ogni tipo di appoggio ai gruppi armati e ogni forma di saccheggio delle risorse, e per assicurare la giustizia e la trasparenza nelle transazioni commerciali: condizioni essenziali per la pace nella R.D.Congo e nei paesi di tutta la regione dei Grandi Laghi africani;

2. promuovere, nel contesto ONU, una revisone del ruolo della MONUC, per ottenere un vero controllo delle frontiere, il rafforzamento dell'autorità dello Stato e una protezione efficace della popolazione civile;

3. impegnarsi per una soluzione durevole del problema dei rifugiati ruandesi nella R.D.Congo, nel quadro del diritto internazionale;

4. creare le condizioni affinché le migliaia di sfollati del Nord-Kivu possano ritornare nelle loro abitazioni e vivere nella sicurezza e nella dignità;

5. sostenere, nel quadro del processo elettorale, le forze vive della società civile che si faranno avanti, per la sensibilizzazione della popolazione e la formazione degli eletti ai diversi livelli;

6. creare un quadro permanente di ascolto della Società civile dei paesi della Regione.


Noi stessi ci impegnamo, e chiediamo alle associazioni e agli individui di impegnarsi, a:

- sostenere economicamnete e moralmente lo sforzo della società civile per costruire una società giusta e in pace;

- esigere dalle nostre Autorità nazionali la trasparenza del commercio internazionale;

- assumere uno stile di vita sobrio, che possa rendere questo mondo meno violento e più fraterno;

- restare in ascolto di ciò che vivono i popoli della R.D.Congo e dell'Africa Centrale.


Signor Presidente, Signore e Signori Deputati del Parlamento Europeo, noi vi ringraziamo dell'attenzione e siamo fiduciosi che l'Unione Europea avrà sempre più un suo ruolo nella rinascita della Repubblica Democratica del Congo e dell'Africa tutta intera, verso la pace nella giustizia.


Roma, 1° settembre 2008.



Teresina Caffi ( per la Rete "Pace per il Congo")

Giovanni Scudiero (per la Commissione "Giustizia e Pace" della Conferenza degli Istituti missionari in Italia)

Eugenio Melandri  (per la Associazione "Chiama l'Africa")

Lisa Clark (per l'Associazione "Beati Costruttori di pace")


RESEAUX PAIX POUR LE CONGO – Strada Cavestro n. 16 – Loc. Vicomero – 43056 San polo – Torrile (Parma) – Italie – tel/fax : 0521/314263 – Email : Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
 

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