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AMICI DI MWESO

Foglio di informazione

sulle iniziative di solidarietĂ  con la popolazione di Mweso,

nel Nord Kivu, Repubblica Democratica del Congo,

a cura del gruppo “Amici di Mweso”


N. 1 – luglio 2008





Le iniziative di solidarietà con Mweso sono realizzate in collaborazione con un’organizzazione non governativa che ha sede a Mweso e nella vicina città di Goma: CADEP, che vuol dire “Comitato di agricoltori per lo sviluppo partecipativo”. CADEP è stato fondato nel 1992 da Mujogo Viateur Kanyamuhanda, un giovane venuto poi a studiare scienze agrarie in Italia e in Belgio. Dal 2006 Mujogo è rientrato nel suo paese ed è impegnato insieme ai contadini e agli studenti di CADEP

per far uscire dalla povertĂ  e dalla insicurezza la popolazione di Mweso.




Amici di Mweso nasce da un gruppo di persone che nel maggio 2007 hanno compiuto un viaggio di otto giorni nella cittĂ  di Goma, capoluogo del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, e a Mweso, un grosso villaggio rurale a 100 km a nord di Goma.

Il viaggio concludeva un progetto presentato al ministero degli esteri da una ong italiana che si occupava di giovani dei paesi poveri venuti a studiare in università italiane. Uno di questi giovani era Mujogo, animatore dei contadini di Mweso. Il progetto prevedeva la sensibilizzazione di alcune scuole romane ai problemi della povertà nelle zone rurali dell’Africa subsahariana e il sostegno per un anno a un corso di formazione per un centinaio di contadini di Mweso. Alla fine del corso, che ha coinvolto numerosi studenti italiani e stranieri e alcuni insegnanti, c’è stato il viaggio, al quale hanno partecipato 10 persone. Sei studenti: due italiani, Andrea Negri e Alba Aliko, dell’Istituto Tecnico Galileo Ferraris, e quattro stranieri, tutti universitari, Leonie del Rwanda, Ina dell’Albania, Antoine del Burundi e Serafino della Repubblica Democratica del Congo. E poi quattro adulti: Giancarlo Gamba, insegnante di religione al Galileo Ferraris, Vito Conteduca, vicepreside al liceo classico Montale, Rosetta Pellegrini e Giampiero Forcesi, animatori culturali.

Durante il soggiorno nel villaggio i dieci partecipanti al viaggio hanno stretto un legame di amicizia con la popolazione locale, con Mujogo, lo studente rientrato, e con i giovani contadini di CADEP, l’associazione fondata da Mujogo per promuovere lo sviluppo di Mweso. Hanno capito che quell’incontro, quella presenza lì, seppure così breve, doveva diventare l’inizio di un nuovo impegno di solidarietà. Ma il progetto finanziato dal ministero era finito e non c’erano più risorse economiche per aiutare la popolazione di Mweso.

Ecco allora che nasce il gruppo “Amici di Mweso”.

Giancarlo ne parla alla gente del suo quartiere, la Magliana. Riunisce un po’ di persone nella parrocchia di San Gregorio Magno. Avvia una raccolta di fondi per permettere a tanti ragazzi di Mweso di andare a scuola. E’ un vero progetto di “adozioni scolastiche”, per bambini della scuola primaria e per ragazzi della scuola secondaria. Il coinvolgimento avviato da Giancarlo va oltre i confini della Magliana e raggiunge persone e famiglie anche in altri ambienti.

Vito anima un gruppo di studenti e genitori del liceo classico Montale di cui è vicepreside, crea l’associazione “Schola Mundi” (con cui sostenere iniziative in vari paesi del Terzo Mondo) e convince il suo liceo a intraprendere una specie di adozione dell’Istituto pedagogico Kizito di Mweso.

Andrea, con l’aiuto di Sabina Pistone, insegnante di inglese, racconta la sua esperienza nella classi dell’Istituto Tecnico Galileo Ferraris e raccoglie fondi. Poi ne parla con la sua parrocchia, quella di San Giulio, a Monteverde; e la comunità parrocchiale decide di destinare a Mweso la raccolta di carità durante la quaresima.

E anche tutti gli altri si danno da fare, come possono, trovando nuovi amici.

A distanza di un anno da quel viaggio, siamo felici di aver mantenuto, almeno un po’, la promessa fatta alla gente di Mweso: continuare l’amicizia, sentirci impegnati a rendere meno grandi e insopportabili le differenze tra la nostra vita qui, più o meno benestante, e la vita lì, dove si campa con meno di un euro al giorno.


 

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