| Lettera del vescovo Maroy |
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LA CHIESA TRAUMATIZZATA DEL SUD KIVU. L’APPELLO DEL VESCOVO MAROY Mons. Maroy, nuovo vescovo di Bukavu (capoluogo del Sud Kivu), un prete che ha sempre studiato e vissuto nel Sud Kivu. Intervista del 14 maggio 2006, prima delle elezioni nella RDC. “Il popolo congolese ha sempre conosciuto la sofferenza dopo l’indipendenza. E’ stato governato da congolesi che hanno considerato come fosse il loro ventre la nazione congolese” “Noi usciamo da una lunga guerra che ha impoverito tutti i congolesi. E’ stata una guerra per procura, perché è stata introdotta nella RDC da elementi stranieri che hanno utilizzato qualche traditore e hanno portato all’uccisione di milioni di innocenti”. “Il Ruanda ha spinto ad entrare nella RDC i suoi cittadini e li ha sparpagliato dappertutto. Essi ora rientrano nel loro paese col contagocce e quelli che restano ci fanno subire quel che questa guerra per procura continua a seminare. Bisogna che la comunità internazionale e il governo si pongano l’obiettivo del ritorno di questi stranieri nel loro paese”. “Sì, il problema non sono soltanto gli elementi stranieri. I membri del FARDC e della PNC dovrebbero essere le forze dell’ordine, cioè portatori di disciplina e di pace. Ma non è davvero così! Noi abbiamo dei soldati armati e, allo stesso tempo, affamati dallo Stato e questo pone problemi gravissimi per la pace. Sono state smobilitate alcune milizie quando però, ormai, avevano preso gusto alla vita facile ottenuta avendo un fucile tra le mani; ed ora questi uomini, abbandonati a se stessi, possono continuare a destabilizzare questa pace che la gente chiede con tutte le sue forze. E’ indispensabile creare lavoro per la stragrande maggioranza di congolesi che ne sono privi. E, d’altra parte, è uno scandalo che noi manchiamo di lavoro in un paese che offre opportunità di investimento ad ogni specie di investitori”. “In 10 anni nella mia diocesi abbiamo visto morire 4 vescovi, e 3 di loro si sono succeduti l’uno all’altro. La nostra è una chiesa traumatizzata. Ed è certo molto difficile per la chiesa lavorare in un paese la cui popolazione, per il 98%, è drammaticamente impoverita. Questo ferisce l’animo di tutti gli operatori dell’evangelizzazione che hanno a cuore la loro gente. Crea insonnia, ulcere allo stomaco e ipertensione ai pastori che veramente amano il loro popolo”. |









