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Lettera di mons. Claude Rault PDF Stampa E-mail
SMETTERE DI DEPREDARE IL KIVU
Lettera agli amici di mons. Claude Rault, vescovo del Sahara, 21 gennaio 2007.

â€La città di Goma è impressionante per le tracce di lava lasciate dall’eruzione del vulcano di 4 anni fa. Le case vengono ricostruite sulla lava con la lava come pietra di costruzione. La vita riprende, ma vi è ancora un gran numero di senza tettoâ€.
“Amani, centro spirituale dei padri gesuiti sul Lago Kivu. Siamo in un luogo magnifico, quasi paradisiaco, che però non può farci dimenticare il marasma nel quale vive il paese, dopo tanti anni di odio, di guerra, di lotte fratricide che hanno gettato nel lutto il paese e devastato le persone e le famiglie. La cosa più triste è che anche la chiesa è colpita, e in profondità, da questo malessere. Le ci vorrà molto tempo per medicare le sue ferite.
Le sette devastano la chiesa, cercando di distruggerne il tessuto ancora vivo attraverso promesse illusorie o il ritorno alle pratiche in cui si cercano come capri espiatori i “bambini-stregoni†o le donne indemoniate che fanno fatica a sopravvivere in zone nelle quali le si emarginano.
La maggioranza della popolazione lotta solo per riuscire a sfamarsi. La guerra ha destrutturato e decomposto molte famiglie.
Ma a speranza non è morta. Piccole comunità cristiane di base vanno avanti; vivono la condivisione  e la solidarietà, celebrano, prendono coraggio alla luce della Parola di Dio. Sono composte di gente semplice la cui fede è solida.
Lo Stato è alla ricerca di consolidare la sua legittimità, e noi speriamo che anche l’opposizione saprà organizzarsi politicamente con altre armi che non quelle che uccidono. L’impulso è stato dato. La speranza torna a nascere. Ma ci vorrà tempo. Certo, bisogna rifare le strade, ma è la persona che ha bisogno di rimettersi in sesto, di riprendere fiducia in se stessa.
Bisognerà poi che i paesi esteri, quelli occidentali e anche gli altri, smettano di depredare il paese delle sue ricchezze naturali: diamanti, oro, coltan, rame.. E che cessi anche il traffico di armi e che le popolazioni sfollate possano ritornare alle loro terre. Ma le capacità umane non mancano, e neppure i mezzi, basta che sia governati da mani onesteâ€.
 

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