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Congo Attualità 103 PDF Stampa E-mail

La guerra di aggressione e di usura, a cui molti congolesi resistono da più di un decennio, rischia di avere delle gravissime conseguenze, se ci si lascia andare mentalmente, spiritualmente e intellettualmente. E' quindi urgente ritornare costantemente a riflettere sugli interessi che tale guerra difende. Ma anche sugli errori di una certa lettura sbagliata e falsificata della storia recente, provocati dall’usura stessa.  
La logorante guerra di aggressione che dura dal 1996 è un mezzo di cui si servono le multinazionali per avere accesso alle materie prime del suolo e sottosuolo della RDCongo.  
Infatti, alla base delle grandi fortune accumulate dalle multinazionali, ci sono spesso dei crimini di guerra, crimini contro l'umanità, crimini giuridici, crimini sociali ed economici. Non è tutto. Dietro le grandi fortune accumulate, c'è anche la criminalizzazione di ogni forma di resistenza al crimine e di tutti gli sforzi intrapresi per smascherare le strategie criminali delle multinazionali stesse.  
Oltre agli interessi delle multinazionali, la popolazione si oppone anche contro il tentativo di dvisione (balcanizzazione) della RDCongo a vantaggio del Ruanda. Da oltre quattro mesi, Paul Kagame sta tentando di portare a termine questo piano di balcanizzazione del Paese, scaricando sul territorio del Kivu (est della RDCongo) una parte della popolazione ruandese. L'infiltrazione è facilitata dai militari del CNDP che trasportano i loro compatrioti a bordo di autobus noleggiati a tal  fine.  
Le strategie adottate per la realizzazione di questi due obiettivi permanenti (lo sfruttamento delle risorse minerarie e la spartizione del Paese) sono: un processo elettorale imposto e manipolato dalle stesse multinazionali, senza censimento generale della popolazione e senza dibattito politico sui progetti di società proposti dai candidati; l'infiltrazione di élite politiche e militari corrotte nelle istituzioni nazionali (governo, parlamento ed esercito) sorte dalla commedia elettorale; la corruzione, il clientelismo e il nepotismo; i contratti minerari stipulati a svantaggio del popolo e a vantaggio di una piccola elite politica e militare; gli accordi segreti conclusi tra alcune di queste élite politico-militari e Paul Kagame, Presidente rwandese e principale responsabile del nuovo disordine africano.  
Se si perdono di vista i due obiettivi maggiori e le strategie messe in atto per la loro realizzazione, le cose si offuscano intellettualmente e spiritualmente e si entra nel  circolo vizioso degli ultimi anni. Si va a chiedere aiuto proprio a  coloro che sono stati immessi nel processo elettorale per massacrare la popolazione. Si accettano come autorità legittime proprio quei mercenari preposti al saccheggio delle ricchezze del suolo e sottosuolo nazionale. Si chiama "giovane democrazia" un'istituzione dalla deriva autoritaria. A questo punto, si scambia il sogno o il desiderio di democrazia per un fatto compiuto. Si incomincia a credere che delle "élite politiche comprate e corrotte" possano convertirsi, come per incanto, in uomini di stato ed offrire al popolo, su un piatto dorato, quella democrazia tanto attesa. Mossi da questo sogno, si rischia di fare il gioco dei criminali mutati in vittime.  
E' quindi urgente modulare la lettura della storia recente e presente, avendo sempre in mente gli stratagemmi ai quali si ricorre per annientare il popolo: la criminalizzazione di ogni forma di resistenza, la logica tribalista, le intimidazioni giudiziarie, la propaganda del pensiero unico attraverso i media ufficiali e dominanti, la corruzione, ecc. 
La crisi mentale, intellettuale, sociale, politica ed economica del popolo congolese è provocata dalla promozione del profitto sotto la copertura di una retorica democratizzante.  Il suo superamento non è che un primo e indispensabile passo verso l'emancipazione da una mentalità servile.   


KIVU

Kimya II 

Il generale Babacar Gaye, comandante militare della Monuc, ha dichiarato che, per neutralizzare i ribelli hutu ruandesi, la Missione potrà cambiare strategia. Ha affermato che sarebbe "più conveniente valutare la situazione e adottare nuovi modi di azione, in sostituzione di operazioni di contro-guerriglia che richiedono delle capacità e dei mezzi che non sono interamente a disposizione delle Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo (FARDC). Sarà meglio assicurare il controllo di quelle zone da cui le FDLR sono state allontanate".   

Il 7 dicembre, il portavoce dell'operazione Kimia 2, Sylvain Ekenge, ha dichiarato che dal mese di febbraio 2009, 1279 membri delle Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (FDLR) sono stati uccisi, 1247 combattenti rimpatriati dalla sezione di disarmo e rimpatrio (DDRRR) della Monuc e 8780 civili rimpatriati dall’Alto Commissaratio dell’Onu per i Rifugiati (HCR).   

Il 14 dicembre, in occasione della conferenza stampa mensile a New York, il Segretario Generale dell'ONU, Ban Ki-moon, ha dichiarato che la Missione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite in RDCongo (MONUC) continuerà il suo lavoro, malgrado le violazioni dei diritti dell'uomo commesse da elementi dell'esercito congolese. Ban Ki-moon ha infatti affermato: "Il mandato della MONUC è quello di aiutare le forze armate congolesi, ma abbiamo detto chiaramente che in caso di violazioni dei diritti dell'uomo, sospenderemmo tali operazioni militari. In effetti, abbiamo immediatamente sospeso la nostra cooperazione con certe unità delle forze congolesi".  

Il 16 dicembre, Alan Doss, rappresentante speciale del Segretario Generale dell'Onu in RDCongo e capo della MONUC, ha affermato davanti al Consiglio di Sicurezza che l'obiettivo dell'operazione "Kimia II" contro i ribelli hutu ruandesi delle FDLR è stato ampiamente raggiunto, malgrado le molte e serie conseguenze umanitarie". L'operazione, condotta dalle forze armate della RDCongo con l'appoggio dei Caschi blu della Missione dell'ONU (Monuc), è stata vivamente criticata dalle ONG e degli esperti indipendenti, per avere causato la morte di centinaia di civili, senza pertanto riuscire a smantellare le FDLR. "Kimia II terminerà il 31 dicembre", ha egli detto, precisando che dall'inizio dell'anno, l'offensiva ha costretto più di 1.400 combattenti FDLR ad arrendersi, circa il triplo della media degli anni precedenti. Alan Doss ha sottolineato che l'operazione Kimia II non aveva l'ambizione di "smantellare completamente" le FDLR e ha indicato che con le nuove direttive, le truppe governative e la Monuc si dedicheranno a mantenere il controllo dei territori ripresi dalle mani dei ribelli e a impedire gli attacchi contro i civili", pur continuando ad effettuare degli attacchi mirati contro ogni zona strategica in cui le FDLR tentassero di  stabilirsi di nuovo. 
Alan Doss, ha dichiarato anche che la MONUC è confrontata ad un "dilemma" a causa di un mandato che gli impone di accordare la più alta priorità alla protezione dei civili e nello stesso tempo, di appoggiare le forze governative (FARDC), alcuni elementi delle quali commettono flagranti violazioni dei diritti dell'uomo. Non è facile risolvere questo dilemma, ha aggiunto, chiedendo "chiari orientamenti da parte del Consiglio di Sicurezza". Egli ha inoltre ricordato che il Consiglio di Sicurezza aveva precisato che il sostegno della MONUC alle forze governative dipende dal rispetto dei diritti dell'uomo, del diritto internazionale umanitario e del diritto dei profughi da parte dell'esercito congolese.
Da parte sua , il Relatore speciale dell'ONU per le esecuzioni extragiudiziarie, Philip Alston, ha chiesto all'ONU di mettere fine al suo appoggio alle operazioni militari delle forze governative.  
In un comunicato, Alston ha affermato: "Mentre il Consiglio di Sicurezza dell'ONU sta studiando la possibilità di rinnovare il mandato della MONUC, dovrebbe assicurarsi che nessun sostegno supplementare sia dato a delle operazioni militari dell'esercito congolese, finché sia comandato da individui che hanno commesso serie violazioni dei diritti dell'uomo. La cooperazione dei caschi blu dell'ONU in un'operazione militare condotta da individui accusati di crimini di guerra e di gravi violazioni dei diritti dell'uomo è in contraddizione con i principi dell'ONU".  

Per buona parte dell'opinione nazionale, l'operazione militare Kymia II contro le FDLR sarebbe utilizzata come pretesto per sterminare le altre etnie del Kivu e per ricuperare gli spazi lasciati vacanti  e ripopolarli con (falsi) rifugiati.  
Secondo un'altra opinione, certi elementi del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP), maggioritari nelle FARDC impegnate  nell'operazione militare Kymia II, agirebbero facendosi passare per FDLR: divisi in piccoli gruppi, incendierebbero i villaggi e ne farebbero ricadere la responsabilità sulle FDLR. I villaggi sono incendiati per costringere la popolazione civile ad abbandonare il loro territorio. L'obiettivo inconfessato sarebbe quello di ripopolare i villaggi incendiati con "rifugiati congolesi" provenienti dal Ruanda.

La visita del Presidente Kabila nel Kivu 

Il 16 dicembre, il presidente Joseph Kabila, in visita a Bukavu (Sud-Kivu), ha rivolto alle autorità della provincia un discorso centrato su tre punti essenziali: la sicurezza, l'economia e le relazioni con i paesi limitrofi. Sulla sicurezza del Sud-Kivu, Joseph Kabila ha reiterato il suo impegno a combattere l'insicurezza sotto tutte le sue forme. Ha rimproverato coloro che coalizzano con le FDLR e ha chiesto loro di dissociarsi da queste forze negative. Il Capo dello Stato ha lanciato anche un avvertimento nei confronti dei resistenti Mai Mai che, pur dichiarandosi patrioti, seminano insicurezza. Non ha risparmiato critiche nei confronti dei militari indisciplinati delle FARDC che fanno soffrire le popolazioni civili. A proposito di un'eventuale balcanizzazione del paese, il presidente Joseph Kabila ha assicurato di vegliare sull'integrità del territorio nazionale. In conclusione, Joseph Kabila ha sottolineato che la sicurezza del Sud-Kivu dipende dalla responsabilità di tutti. A proposito dell'economia, il presidente della Repubblica ha messo in guardia gli operatori economici che si dedicano all'esportazione fraudolenta dei prodotti minerari grezzi verso i paesi limitrofi. Nello stesso tempo, ha chiesto agli investitori di creare un'industria locale per la prima trasformazione delle materie prime, prima di immetterle sul mercato esterno. Ciò contribuirebbe allo sviluppo della RDCongo, in generale e del Sud-Kivu, in particolare.     

Durante la sua permanenza di tre giorni a Goma (Nord Kivu), Joseph Kabila ha messo al centro dei suoi incontri con gli ex gruppi armati le questioni legate alla sicurezza e all'amministrazione parallela ancora visibile nel Masisi. Con gli ex gruppi armati, si è trattato di valutare i progressi registrati nel quadro degli accordi di pace di Goma firmati il 23 marzo 2009, particolarmente il livello di integrazione di questi ex gruppi armati in seno alle istituzioni politiche del paese. Sulla questione della sicurezza, Kabila ha indicato che l'operazione contro le FDLR proseguirà fino alla loro resa.   

Il Cndp fa pressione per la sua partecipazione al governo 

Secondo molti osservatori, nel Masisi (Nord-Kivu), l'integrazione della ribellione del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP) nell'esercito nazionale non ha fatto che rinforzare la sua influenza su questa regione, conosciuta per la ricchezza delle sue terre e del suo sottosuolo. In questa zona, il potere civile è rimasto sempre nelle mani del CNDP, movimento politico militare fondato nel 2006 da Laurent Nkunda. 
Il malessere della popolazione è rafforzato dall'afflusso di migliaia di "rifugiati" provenienti dal Ruanda. Un membro di un'agenzia dell'ONU afferma: "Si tratta soprattutto di Tutsi, fra cui alcuni si erano rifugiati in Tanzania. Il trasferimento è accuratamente organizzato attraverso i posti di frontiera non ufficiali gestiti dal CNDP". 
Mentre le operazioni militari fanno passare un buon numero di zone minerarie dalle mani delle FDLR a quelle del CNDP, il territorio di Masisi vive sotto il regime di due amministrazioni rivali, una "legale", che controlla appena un terzo del territorio, fra cui il capoluogo e una seconda che, dipendente dal CNDP, è gestita da Mushake. Ormai, la quasi totalità degli ufficiali che comandano le truppe dispiegate nel Masisi proviene dalle file del CNDP, ciò che crea delle tensioni con le truppe originarie delle FARDC.   

Il 20 dicembre, al termine di un'udienza che il presidente Joseph Kabila ha accordato ai membri del comitato del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP), Kambatshu Ngeve, segretario esecutivo del partito, ha annunciato la soppressione dell'amministrazione parallela e delle barriere ancora visibili nei territori di Masisi e di Rutshuru. A questo proposito, ha parlato di un cronogramma immediato e di una commissione ad hoc sotto la guida dell'abbé Apollinaire Malumalu. Il cronogramma fa riferimento anche al ritorno dei rifugiati e all'integrazione politica degli amministratori dei territori.

Il 21 dicembre, l'abbé Jean-Bosco Bahala, relatore generale del comitato nazionale di controllo CNDP-governo, ha affermato l'esistenza di negoziazioni per concordare un calendario in vista della realizzazione degli accordi firmati a Goma il 23 marzo ultimo dalle due parti. Secondo l'abbé Jean-Bosco Bahala, il calendario comprende l'aiuto ai feriti di guerra del CNDP, la finalizzazione dell'integrazione dei gruppi armati nell'esercito nazionale, il riconoscimento dei gradi dei militari integrati e l'integrazione dei quadri politici degli ex gruppi ribelli nella vita politica del Paese.
A proposito della questione della partecipazione del CNDP alla vita politica nazionale, sembra che le porte del governo centrale gli si stiano aprendo. Ciò potrà essere possibile solamente grazie ad un cambiamento tecnico dell'esecutivo nazionale. Secondo le ultime informazioni, il CNDP rivendicherebbe cinque posti ministeriali. L’esame di questa proposta sarebbe alla base del ritardo registrato circa un cambiamento all’interno del governo stesso.  Bisogna constatare che la probabile entrata del CNDP al governo nazionale rischia di risvegliare le rivendicazioni degli altri ex gruppi armati del Nord e Sud Kivu. Infatti anche questi ultimi rivendicano a loro volta, un posto al sole e la loro parte della torta in seno al governo centrale.   

Alcuni osservatori fanno notare a malincuore che, "dopo aver funestato l'intero paese, il CNDP esige ora di entrare nella gestione della vita politica nazionale, più precisamente nel governo, per la via dei negoziati in corso, quando, dopo le elezioni del 2006, solo la via democratica è accettata per accedere all'esercizio del potere". È molto chiaro che, da quasi un anno, l'equipe di Kabila cerca la quadratura del cerchio: una formula che permetta di integrare il CNDP nei meccanismi del potere. Non avendo il CNDP partecipato alle elezioni del 2006, accettare che entri nel governo, sarebbe come squalificare il processo elettorale. Si rischierebbe di ritornare al punto di partenza, quello della divisione del potere, che ha caratterizzato il periodo della transizione. La trattativa potrebbe comportare grandi rischi, poiché anche gli altri gruppi armati potranno richiedere, legittimamente, la stessa cosa. Una domanda è sulle labbra di tutti: Come tenere un discorso che insiste, da una parte, sulla legittimità di un potere sorto dalle elezioni e sulla lotta contro l'impunità e, d'altra parte, integrare nel governo delle componenti non elette e proteggere Bosco Ntaganda dalle più alte istanze giudiziarie internazionali?     

Eh sì! Che titolo: "Il Cndp "tratta" la sua partecipazione al governo"! Perché non dire: "Il Cndp preme per la sua partecipazione al governo"; è più vero. E questo lo si sta facendo senza interpellare le istituzioni sorte dalle elezioni, il Parlamento in primo luogo. Il Cndp, cos'è? Risposta (o un tentativo di risposta): un gruppo armato. All'interno del paese, se c'è, non sarebbe in alcun modo diverso da un altro gruppo armato. La differenza, ed è questa la sua forza, è che il CNDP è in stretta relazione con il Ruanda. Vale a dire che "negoziando" col Cndp, la Rdcongo si avvia a perseguire gli obiettivi ruandesi sul suo territorio. È uno Stato vinto che si sottomette. E questo contro la volontà del suo popolo. È la ragione per la quale si lasciano in disparte gli eletti del popolo e il governo stesso. Si moltiplica, invece, l'importanza del "governo parallelo". Così, per esempio, piuttosto che ricorrere ad una Commissione parlamentare formata da deputati proveniente da tutte le province e da tutti i partiti, si ricorre invece a degli "Abbés", Jean Bosco Bahala e Apollinaire Malu Malu, senza sapere con quale competenza istituzionale agiscono. Ma il tempo delle ONG e dei "mediatori" è finito con le elezioni. Il popolo ha eletto i suoi rappresentanti che nessuno, nemmeno il Presidente, può continuare ad aggirare. Bisogna denunciare questi interventi paralleli (fra amici) e favorire il consolidamento della democrazia mediante la partecipazione delle istituzioni nelle loro rispettive competenze.
Finora, i "termini" degli Accordi di Ihusi restano ancora sconosciuti al popolo congolese che, tuttavia, sta pagando a caro prezzo la loro realizzazione con vite falciate, beni distrutti, donne violentate, sfollati e l'installazione di popolazioni non identificate sul territorio nazionale da parte di uno Stato straniero, il Ruanda, con la collaborazione del Cndp. Si sa, inoltre, che nel Masisi c'è oggi una guerra terribile e che è mediante decine di voli aerei che il Ruanda rimpatria i suoi morti e i suoi feriti dal fronte.   
Le multinazionali hanno sempre mirato allo smembramento della RDCongo e, per realizzarlo, hanno fatto ricorso a Paesi terzi che, partecipando alla sua esecuzione creduta erroneamente facile, ne approfitterebbero per la loro espansione sulle ricche terre del Kivu, dopo averle svuotate delle loro popolazioni. D'altra parte, "la cosiddetta appartenenza storica del Kivu al Ruanda" fu la prima rivendicazione del Ruanda stesso nell'ottobre 1996. È ciò che è stato previsto negli accordi di Lemera del 1996 e negli accordi di Ihusi, ora nel 2009. Se si gestisce male una situazione tanto sensibile, i governanti congolesi rischiano di vedersi portar via, da ciascuno dei Paesi limitrofi, interi lembi del territorio nazionale. 
Con grande dispiacere del Ruanda, delle multinazionali e dei loro Stati e quando i dadi sembrano definitivamente tratti, le figlie e i figli del Kivu dicono No all'espropriazione violenta delle loro terre a favore di stranieri che, domani, potrebbero chiedere un'autonomia territoriale.   

Credere che il CNDP esiga di partecipare ad un futuro governo di Kinshasa in nome degli accordi firmati a Goma nel mese di marzo scorso sarebbe un'assurda ingenuità. 
La lettura e la rilettura della storia immediata della RDCongo rivelano il nefasto ruolo del Ruanda nella guerra di aggressione alla quale i congolesi non cessano di opporre resistenza fino ad oggi. Per adempiere il suo ruolo di subappaltatore delle multinazionali, il Ruanda si è servito di varie ribellioni in cui molti Congolesi sono stati, spesso, delle perfette marionette. L'AFDL, il RCD, il CNDP (e il PPRD) sono state creature del Ruanda. In questo contesto, l'entrata del CNDP nel governo significherebbe che il processo cosiddetto democratico iniziato nel 2006 è una mera illusione. Infatti, il saccheggio delle materie prime congolesi da parte di coloro che da cinque secoli hanno costruito il loro sviluppo a scapito del Congo stesso, passa oggi attraverso guerre presentate come etniche, genocidi e processi democratici truccati. Fortunatamente, i congolesi resistono e resisteranno sempre. Oltre a questa resistenza interna, dovranno anche lottare per costringere gli Stati del Nord e le loro multinazionali a tenere conto dei loro diritti umani, politici, economici, sociali e culturali.     

Nuovi gruppi armati  

Fonti governative hanno annunciato che un nuovo movimento politico-militare denominato "Collettivo per la Protezione e la promozione del Congo" (CPC) è nato nel Kivu verso inizio novembre. Il Movimento raggruppa degli ex Pareco-Fap, Cndp, Maï-Maï Kifuafua, Maï-Maï mongol, Ujps, Apols e Indipendenti. Nel patto di impegno, si può leggere: "Nonostante i problemi fondiari e i problemi di esclusione, di discriminazione e di mancanza di tolleranza culturale, il CPC si impegna a lottare contro le FDLR".

L'Alleanza dei Patrioti per un Congo Libero e Sovrano (APCLS) è un gruppo Mai-Mai diretto dal generale Janvier Bwingo Kara-iri. Ex membro della coalizione Pareco, il generale Janvier è uscito dagli accordi di pace protestando contro ciò che descrive come una presa di controllo dell'esercito nazionale da parte degli ex ribelli del CNDP integrati nelle forze governative. Operando nella regione di Lukweti, nel Nord Kivu, l'APCLS accusa il governo congolese di avere favorito i ribelli del CNDP - che, appoggiati dal Rwanda, l'anno scorso minacciavano di prendere Goma - concedendo loro un gran numero di posti di comando. Sul fronte, gli uomini del Generale Janvier sono spesso appoggiati dalle milizie Hutu-ruandesi delle FDLR.   Stimati a circa 1.500 uomini, i Mai Mai dell'APCLS, a maggioranza Hunde, affermano di battersi per proteggere le terre della loro comunità davanti alla minaccia dei combattenti del CNDP che, secondo loro, approfittano delle loro posizioni di comando in seno all'esercito per impossessarsi delle loro fattorie. 

Il 1° novembre, in una corrispondenza inviata al Segretario Generale delle Nazioni Unite a New York, l'APCLS afferma che il CNDP, sostenuto dalle FARDC e dalla Monuc, continua a massacrare le popolazioni autoctone. L'APCLS dice no al progetto di balcanizzazione della RDCongo mediante la creazione, all'est, di una Repubblica o  Regno Ruanda-Congo (Repubblica dei Vulcani); no allo spopolamento dei territori di Masisi, Walikale e Rutshuru e al loro ripopolamento con l’entrata illegale di nuovi immigrati o di cosiddetti “rifugiati che ritornano”, pur  non avendo né campo, né casa nei territori precitati; no alla destabilizzazione e alla insicurezza degli autoctoni, obbligati ad alloggiare nei campi profughi; no alla spoliazione dei beni e dei campi degli autoctoni dopo avere incendiato le loro case; no all'occupazione anarchica del parco di Virunga, trasformato in campi e pascoli; no ad una cattiva interpretazione del termine "Minoranza" attribuito ad un solo gruppo etnico; no alla presa del potere con le armi, come è diventato abitudinario a partire dal tempo dell'AFDL, del RCD e del CNDP. 
L'APCLS deplora e denuncia le manovre che tendono a sostituire le popolazioni dell'est con delle popolazioni che li combattono per appropriarsi dei loro territori. Il gruppo armato del generale Janvier ne riporta delle prove, tra altre: la nomina di membri militari e politici del CNDP nei territori di Masisi, Walikale, Rutshuru, Kalehe e Lubero. L'Apcls precisa che la questione dei rifugiati congolesi ancora residenti all'estero sarebbe facile da risolvere: se ciascuno potesse indicare il suo campo e il suo villaggio, non avrebbe bisogno di essere accolto in campi profughi o nel parco Nazionale.   

Nel Sud Kivu, il generale William Yakutumba, appartenente a un gruppo Maï-Maï integrato nelle FARDC, dice di opporsi alla presenza di "soldati ruandesi" in seno all'esercito congolese, in allusione agli ex-combattenti ribelli del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP), anch'essi recentemente integrati nelle FARDC. "I Maï-Maï dicono che non possono lasciare il suolo congolese ai ruandesi", ha affermato il portavoce dell'operazione di rimpatrio forzato dei ribelli FDLR, denominata "Kimia 2", il capitano Olivier Hamuli. Secondo una fonte militare occidentale, il generale Yakutumba è entrato in ribellione quando lo Stato Maggiore delle FARDC gli ha rifiutato il comando dell'operazione "Kimia 2" nella sua regione di origine. All'appello di Yakutumba, centinaia di Maï-Maï hanno disertato le file delle FARDC, fra cui quelli dell'Unione del Popolo Congolese per la Rivoluzione (UPCR), per unirsi alle FDLR.    

Dal 7 al 12 dicembre, nella provincia del Nord-Kivu, varie centinaia di ex-ribelli del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP) integrati nell'esercito congolese hanno disertato l'esercito stesso per associarsi a un ufficiale congolese rientrato nel Nord-Kivu dopo anni di esilio in Uganda. Si tratta del generale Gad, un Tutsi congolese che ha partecipato alla prima guerra del Congo con l'AFDL (Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione del Congo) e fuggito poi in Uganda. Riapparso ultimamente a Nyamilima, a nord di Rutshuru e di Goma, avrebbe preso contatto con alcuni ribelli hutu ruandesi delle FDLR e con i Maï Maï del gruppo Lafontaine, restii all'integrazione nell'esercito nazionale e alleati delle FDLR stesse. Infatti, certi ex-ribelli del CNDP rimasti fedeli a Laurent Nkunda si sentirebbero trascurati dai loro comandanti, occupati più ad arricchirsi personalmente che a guidare le truppe.

Una dichiarazione della comunità rwandofona di Rutchuru 

Una dichiarazione della comunità rwandofona del territorio di Rutchuru, datata del 14.11.'09, dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che ciò che sta accadendo nel Nord-Kivu non è tanto legato a una minaccia FDLR, né a un ritorno dei rifugiati. Si tratterebbe invece di un arrivo di rinforzi rwandofoni per appropriarsi di un territorio ricco in coltan e cassiterite situato, secondo le mappe che circolano, tra i fiumi LUHOLU (Lubero), il fiume Mweso (Masisi) e il fiume Osso (Pinga). La dichiarazione conclude infatti: "Chiediamo a tutti i nostri militari integrati nelle FARDC di disertare per riprendere le posizioni anteriori. Dichiariamo guerra, senza possibilità di negoziati, contro il movimento Maï Maï (nande) che sostiene il governo di Kinshasa. Peraltro, chiediamo ai nostri fratelli Rifugiati di ritornare in Congo per rinforzarci, perché l'unione fa la forza". Conseguentemente, dato che in molti villaggi del Territorio di Rutshuru non ci sono più militari congolesi, le popolazioni locali temono un’epurazione etnica.      

Secondo alcuni esponenti della Società Civile, dichiarare una guerra senza possibilità di negoziati può giustificarsi solo in un contesto in cui l'impunità è eretta in "regola di giustizia", nonostante tutti i crimini imprescrittibili commessi. Dunque, i governanti che hanno creduto che potevano costruire la pace senza la giustizia si renderanno conto (o si rendono già conto, se non sono complici) che la via intrapresa, quella di "privilegiare la pace a scapito della giustizia", non conduce da nessuna parte. Tutti i rapporti interni ed esterni redatti sulla situazione che prevale nell'est del paese sono unanimi: questo processo è un fallimento.  

Un’occupazione militare già in corso?

Una nuova sigla è entrata nel dizionario politico congolese: Fardc = Forze Armate Ruandesi Dispiegate in Congo. Secondo i Mai Mai di Fizi-Baraka, quelle che oggi vengono chiamate Fardc presenti nel Kivu sono, in realtà, le Forze Armate Ruandesi Dispiegate in Congo durante le operazioni militari Umoja Wetu, Kimia I e Kimia II per preparare il campo all'occupazione ruandese del Kivu. 
Il programma di Stabilizzazione e Ricostruzione (Starec) prevede la costruzione di campi militari e prigioni per il Kivu. Tutto fa pensare che si tratti di un'occupazione militare delle "Fardc" (Forze Armate Ruandesi Dispiegate nel Congo) per le quali, non avendo alcuna dimora in Congo, bisognerà costruire dei campi militari nuovi che saranno, in realtà, dei campi militari per lo sfruttamento dei minerali. 
Le prigioni che saranno costruite dallo Starec potrebbero accogliere tutti i congolesi che saranno accusati di collaborazione con le FDLR, gli LRA e i Mai Mai. Anche gli sfollati interni congolesi che vorranno ritornare nei loro villaggi, potrebbero subire la stessa sorte.  
Se l'esito finale delle operazioni militari Umoja Wetu, Kimia I e Kimia II è stato quello di dispiegare nell'intero Kivu le "Fardc" nuova formula, è perché l'alibi FDLR ha funzionato molto bene. Infatti, le FDLR che uccidono i congolesi e incendiano le loro case non sono, in realtà, che un Cavallo di Troia per favorire l'occupazione militare dell'est della RDCongo.
Dopo avere approfittato dell'alibi FDLR per introdurre i ruandesi in RDCongo, ora è il momento della guerra contro i congolesi che, mediante la resistenza, si sono sempre opposti all'occupazione dell'est della RDCongo da parte dei rwandofoni Tutsi-Hutu con la complicità di Kinshasa e l'appoggio delle grandi potenze occidentali.  
Accettare il dispiegamento dei miliziani del CNDP sul territorio che avevano sempre sognato, accordare loro il comando delle truppe militari stanziate nell'est del paese e l'indifferenza dell'Onu di fronte alle violazioni dei diritti umani da esse commesse, spingono i congolesi a concludere che l'est del paese sia stato ceduto da Kinshasa ai Ruandesi sotto lo sguardo compiacente della Monuc, che sta cominciando a pensare di lasciare il Congo, dopo avere compiuto la sua missione: l'occupazione dell'est del Congo da parte di forze straniere.  
La guerra del Congo ha cambiato fisionomia. Se per Kinshasa, l'ONU e certe grandi potenze la guerra del Congo è finita, per i congolesi essa non fa che incominciare o, meglio, ricominciare. È il ritorno al punto di partenza, quello dello sfruttamento della RDCongo da parte di poteri stranieri con la complicità di un pugno di congolesi. Spetta ai congolesi riprendere in mano il controllo del loro paese e inventare loro stessi la via del loro progresso, sull'esempio degli eroi nazionali Kimpa Vita, Simon Kimbangu, Lumumba, Mons. Munzihirwa e Mons. Kataliko.   


LA SOCIETÀ CIVILE INTERNAZIONALE 

Il 26 novembre, in un comunicato, l'ONG Global Witness afferma che gli Stati membri dell'Onu dovrebbero prendere dei severi provvedimenti contro le imprese e gli individui implicati nel commercio di minerali provenienti da zone controllate da gruppi armati dell'est della RDCongo. Global Witness cita delle imprese di trasformazione dei minerali, come la Thailand Smelting and Refining Company (THAISARCO) - che fa parte di AMC, un gruppo britannico specializzato nella metallurgia - e Malaysian Smelting Corporazione (MSC). Secondo il comunicato, queste compagnie sono accusate dal gruppo degli esperti dell'Onu di acquistare minerali presso fornitori e intermediari che si riforniscono in miniere controllate da gruppi armati. I principali gruppi armati implicati nel commercio illegale di minerali sono le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR), il Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP) e lo stesso esercito nazionale (FARDC). Per quanto riguarda il CNDP, sebbene sia stato ufficialmente integrato nell'esercito nazionale all'inizio del 2009, questo ex-movimento ribelle conserva ancora numerose strutture di comando e ha esteso il suo controllo su vaste regioni minerarie. Alcune unità dell’esercito nazionale comandate da ufficiali provenienti dal CNDP si sono impossessate di siti minerari anteriormente occupati dalle FDLR e li sfruttano illegalmente. È sconcertante constatare che gli Stati membri dell’Onu non sempre abbiano preso misure efficaci, per evitare che i gruppi armati si finanzino mediante il commercio illegale di minerali ", si indigna Gavin Hayman, direttore delle campagne di Global Witness, che conclude: "Finora, nessuna impresa, nessun commerciante  di minerali e nessun responsabile delle imprese di trasformazione appare sulla lista delle sanzioni dell'Onu, malgrado una miriade di elementi che provano che le loro attività contribuiscono a sovvenzionare i gruppi armati. Le schiaccianti prove contenute nell'ultimo rapporto del gruppo degli esperti dovrebbero costringere ormai gli Stati ad agire". 

Il 14 dicembre, in un rapporto intitolato "Sarete puniti: attacchi contro i civili nell'est del Congo", Human Right Watch (HRW) denuncia "il deliberato massacro di più di 1.400 civili avvenuto tra gennaio e settembre 2009, durante le due operazioni successive dell'esercito congolese" contro i ribelli hutu ruandesi delle Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (FDLR). Citando le testimonianze di più di "600 vittime, testimoni e membri delle famiglie delle vittime", l’ONG afferma che "soldati dell'esercito congolese e combattenti ribelli delle FDLR hanno commesso numerosi crimini contro i civili, accusandoli di essere dei collaboratori della parte avversa e, per questo, "li hanno puniti" massacrandone un gran numero".
HWR afferma peraltro che "l'ONU ha registrato più di 7.500 casi di violenze sessuali commesse  contro le donne", da gennaio a settembre, cioè circa il doppio che nel 2008. Nel rapporto dell'ONG si può leggere testualmente: "Numerose donne sono state trattenute come schiave sessuali tanto dai soldati dell'esercito congolese che dai combattenti FDLR durante intere settimane o mesi; sono state violentate a più riprese e molte sono state mutilate e poi uccise a colpi di machete o con spari di fucile alla vagina".  
"Le esazioni non si sono limitate agli omicidi e agli stupri. Migliaia di civili sono stati sequestrati e costretti al lavoro forzato, particolarmente al trasporto di armi, di munizioni o di altri bagagli, sia dalle forze governative come dalle milizie FDLR, nei loro spostamenti da un luogo all'altro. Certi civili sono stati uccisi per avere rifiutato. Altri sono morti perché i carichi che dovevano trasportare erano troppo pesanti. Tra gennaio e settembre, gli attacchi hanno costretto più di 900 000 persone a fuggire, per salvare la loro vita, cercando rifugio all'interno delle foreste, presso famiglie di accoglienza o nei campi per persone sfollate. Durante gli attacchi ai villaggi o la fuga dei civili, i combattenti FDLR e i soldati dell'esercito nazionale hanno saccheggiato i loro beni, hanno bruciato le loro case e i loro villaggi. Più di 9 000 case, scuole, luoghi di culto e altre strutture sono stati ridotti in cenere".   
Secondo HRW, nel Nord e Sud Kivu, tra la fine di gennaio e settembre 2009, le FDLR avrebbero ucciso deliberatamente almeno 701 civili, mentre i soldati dell'esercito congolese (FARDC) e dell'esercito rwandese (Forze di Difesa Ruandese-FDR) avrebbero ucciso deliberatamente almeno 732 civili, fra cui 143 rifugiati hutu ruandesi.
Human Rights Watch ha documentato le uccisioni di 201 civili durante la fase Umoja Wetu delle operazioni militari, da gennaio a febbraio 2009. In seguito, i massacri sono continuati durante l'operazione Kimia II, spesso commessi dai combattenti CNDP recentemente integrati nell’esercito nazionale. Human Rights Watch ha documentato il massacro deliberato di 531 civili tra marzo e settembre 2009. Le vere cifre sono probabilmente molto più elevate.  Spesso, le FARDC non hanno fatto alcuna differenza tra civili e miliziani armati. e hanno colpito anche dei rifugiati hutu ruandesi che vivono nell'est del Congo, accusandoli spesso di essere dei combattenti FDLR.    
Secondo HRW, durante nove mesi di operazioni militari, 1087 combattenti FDLR sono stati rimpatriati in Ruanda per mezzo del programma di Disarmo, smobilitazione, rimpatrio e reintegrazione (DDRRR) dell'ONU. Altri 198 combattenti sono stati rimpatriati in Ruanda nell'ottobre 2009. Il totale è di 1 274 combattenti rimpatriati in Ruanda, quattro in Uganda e sette in Burundi. 
Per ogni combattente FDLR rimpatriato in Ruanda durante i primi nove mesi delle operazioni, almeno un civile è stato ucciso, sette donne sono state violentate, otto case sono state distrutte e più di 900 persone sono state costrette a fuggire per salvare la loro vita. 
Sembra che gli ex comandanti militari del CNDP recentemente integrati nell’esercito congolese utilizzino le operazioni militari come copertura per ottenere il controllo di zone molto ricche in minerali, preparare il terreno per il ritorno dei rifugiati tutsi congolesi e importare bestiame dal Rwanda.
La percezione della predominanza e di un trattamento preferenziale accordato agli ex comandanti del CNDP ha condotto un certo numero di gruppi di milizie locali, denominate spesso Maï Maï, a rinunciare alla loro integrazione nell'esercito. Vari si sono alleati con le FDLR. 
Human Rights Watch ha riconosciuto che la Monuc ha compiuto degli sforzi importanti per proteggere i civili in una situazione certo complessa e difficile. Ma il suo ruolo di sostegno all'esercito congolese nelle operazioni militari, l'ha implicata nelle esazioni commesse dallo stesso esercito congolese e ha offuscato l'obiettivo primordiale della sua missione che è quella di proteggere i civili.  

Infine, Human Rights Watch raccomanda:  

All'esercito e al governo congolesi: 
- Aprire inchieste credibili e imparziali sulle gravi violazioni dei diritti umani e i crimini di guerra commessi durante le operazioni Umoja Wetu e Kimia II e processarne i colpevoli, qualunque sia il loro grado o la loro posizione. 
- Sospendere dal comando operativo ed escludere dall'esercito congolese gli ufficiali militari implicati in gravi violazioni dei diritti umani, particolarmente quelli del CNDP e di altri gruppi armati recentemente integrati nell’esercito stesso. 
- Chiedere alle autorità giudiziarie di far arrestare immediatamente il generale Bosco Ntaganda e di consegnarlo alla Corte Penale Internazionale. 
- Sviluppare la cooperazione con la Monuc in materia di DDRRR per incoraggiare le FDLR a deporre volontariamente le armi e a ritornare in Ruanda. 

Al governo ruandese: 
- Cooperare nelle inchieste giudiziarie congolesi sulle violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani commesse dalle forze armate ruandesi durante l'operazione Umoja Wetu.  

Alla missione dell'ONU nel Congo (MONUC): 
- Cessare immediatamente ogni sostegno all'operazione Kimia II finché non ci siano delle condizioni concrete e chiare per garantire che l'operazione non violi il diritto internazionale umanitario e finché tutti quegli ufficiali che hanno commesso delle note violazioni dei diritti umani non siano stati esclusi da ogni responsabilità operativa. 
- Elaborare urgentemente un piano di protezione dei civili. 

Al Consiglio di sicurezza dell'ONU, al Segretario generale dell'ONU, all'Unione Europea, agli Stati Uniti: 
- Sviluppare un approccio nuovo e globale per il disarmo dei gruppi armati, particolarmente delle FDLR, che metta l'accento sulla protezione dei civili. 
- Istituire urgentemente un Gruppo di esperti per condurre una inchiesta relativa alla protezione dei civili nell'est della RDCongo. 
- Esplorare le possibilità di una ricollocazione temporanea dei combattenti FDLR e delle loro famiglie in altre zone del Congo, lontane dalla frontiera rwandese o in un paese terzo, come convenuto tra i governi ruandese e congolese nel comunicato di Nairobi di novembre 2007.    


LA MONUC   

Il governo della RDCongo ha chiesto all'ONU un piano di ritiro progressivo della Missione delle Nazioni unite in RDCongo (Monuc). Il portavoce del governo, Lambert Mende, ha dichiarato: "Su proposta del governo, il nostro ambasciatore all'ONU ha introdotto una richiesta in tal senso. Aspettiamo una risposta e una proposta di calendario entro la prima metà del 2010, in vista di un ritiro progressivo. Le cifre e le date saranno precisate in dialogo con le Nazioni Unite".   
A questo proposito, una fonte diplomatica afferma: "Nell'est della RDCongo, la situazione resta fragile e il processo di pace minacciato. Un disimpegno precipitato potrebbe rendere vani dieci anni di sforzi della comunità internazionale in RDCongo". 
Occorrono ulteriori sforzi che permettano a Kinshasa di disporre di un esercito e di una polizia ad alto rendimento, per poter assicurare la difesa del territorio nazionale e garantire in ogni istante e ovunque l'ordine pubblico, la sicurezza delle persone e dei beni. La strategia di ritiro dovrebbe dunque appoggiarsi su questi punti precisi.   

Il 23 dicembre, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato il mandato della Monuc per cinque mesi, fino al 31 maggio 2010, con l'intenzione di prolungarlo per altri 12 mesi supplementari a partire da quella data. 
Il testo ha incaricato la Monuc di proteggere maggiormente le popolazioni civili e ha rimesso a più tardi la possibilità di prendere in considerazione un eventuale ritiro progressivo della forza, come auspicato dal governo congolese. 
La risoluzione 1906 mantiene peraltro gli effettivi della Monuc ai suoi livelli attuali, circa 21.000 militari e agenti di polizia. 
Redatta dalla Francia, la risoluzione enuncia i tre compiti principali della Monuc con il seguente ordine di priorità:
1. la protezione dei civili, del personale umanitario e dell'ONU;
2. il disarmo e la smobilitazione dei gruppi armati stranieri e congolesi e
3. il sostegno alla riforma del settore della sicurezza condotta dal governo.
La risoluzione incarica il segretario generale, Ban Ki-moon, di fare in aprile 2010 il punto sulla situazione in RDCongo. In quell'occasione, Ban Ki moon dovrà determinare, in dialogo col governo congolese, "le modalità di una riconfigurazione del mandato della Monuc, in particolare i compiti essenziali che dovranno essere portati a termine prima che si possa prendere in considerazione il suo ritiro graduale, senza scatenare una ripresa dell'instabilità.
Il testo non mette fine al sostegno della Monuc alla controversa operazione militare "Kimia 2" contro i ribelli hutu ruandesi nell'est della RDCongo. Si limita ad affermare che il sostegno alle operazioni delle Forze Armate della RDCongo (FARDC) contro i gruppi armati illegali, congolesi e stranieri, è rigorosamente condizionato al rispetto del diritto umanitario internazionale e dei diritti dell'uomo.   



Ricordiamo che potete firmare la lettera aperta al Presidente Barack Obama al seguente link:
http://www.petizionionline.it/petizione/lettera-aperta-al-presidente-barack-obama-per-la-pace-nel-kivu/508 o inviando una e-mail di adesione a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.    Grazie.





“La mia speranza resta viva
Contro i venti e le maree
La mia causa è giusta.”
(Jean-Claude Zounga-Bongolo)

 

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